Il corpus normativo templare. Edizione d

 0  10  4  2017-04-20 09:56:34 Report infringing document
PREFAZIONE Nella seduta del Processo ai Templari dell'l1 aprile 1310 un personaggio legato a Gervasio di Beauvais, maestro del Tempio di Laon, testimoniò che costui «aveva un piccolo libro degli Statuti dell'Ordine, che mostrava liberamente, ma ne aveva anche un altro più segreto, che non avrebbe lasciato vedere per tutto l'oro del mondo» (J. Michelet, Procès des Templiers, Paris 1841, I, p.175). Ci troviamo di fronte ad un significativo e risalente riferimento che ben mette in evidenza la distinzione presente tra la regola del Tempio e i retraits: la prima, ispirata e forse in parte opera di San Bernardo, scritta in lingua latina durante il concilio di Troyes del 1129, poi tradotta in antico francese, era ampiamente conosciuta anche al di fuori dell'Ordine; i secondi, gli Statuti gerarchici ed i regolamenti conventuali, forse scritti originariamente anch'essi in latino, ma a noi pervenuti soltanto in una lingua vernacolare francese ricca di italianismi che si parlava molto probabilmente negli Stati crociati d'Oriente, non erano conosciuti da tutti i confratelli ma soltanto dai grandi dignitari, dai comandanti delle Province e delle Case più importanti, perché la loro scrupolosa osservanza era vitale non solo per la disciplina militare e per la buona condotta in guerra dei Fratelli, ma anche per la sopravvivenza stessa dell'Ordine. Senza volere entrare nell' antica e dibattuta questione dell' esistenza di una regola templare 'coperta', non vi è dubbio che la normativa conosciuta stabilisce che «nessun fratello deve possedere gli Statuti o la Regola, se non dietro permesso del convento. Ciò è proibito ai fratelli dal convento, poiché è accaduto alcune volte che gli scudieri li abbiano trovati, letti e svelati a gente del secolo, la qual cosa può arrecare danno al nostro Ordine. E affinché ciò non si ripeta più, il convento ha stabilito che nessun fratello li tenga con sé». D'altra parte al momento della soppressione dell'Ordine tutti gli esemplari della regola e dei retraits furono accuratamente nascosti o distrutti, tanto che i giudici del Processo non ne potettero trovare alcun esemplare. A noi è pervenuto il testo latino della Regola primitiva, in sei codici del XII secolo. In quattro codici del XIII secolo, invece, ci è stata conservata la traduzione in antico francese della Regola primitiva, seguita dal testo di retraits. In un codice, infine, ci è pervenuta la traduzione parziale della Regola e dei retraits in lingua franco-catalana. Il testo delle traduzioni in volgare appare chiaramente adattato alle modeste capacità dei confratelli, cavalieri e sergenti che non conoscevaI Errico Cuozzo no il latino. Costoro assistevano agli Uffizi divini, ma non li recitavano. Per essi furono effettuate le traduzioni della Regola e degli Statuti, così come sembra certo che fosse stata approntata anche una traduzione della Bibbia (H. De Curzon, La Règle du TempIe, Paris 1886, p. X nota 1). I cinque codici in lingua volgare della regola e dei retraits, tutti del XIII secolo, erano utilizzati per le necessità quotidiane dell'Ordine. Il cod. della Biblioteca Nazionale di Parigi, (Ms. P di questa ediz.), già appartenuto alla biblioteca del cardinale Mazzarino, proviene probabilmente da una Casa dell'Ordine in Terrasanta. Il cod. della Biblioteca dell'Accademia dei Lincei di Roma (Ms. R di questa ediz.), proveniente dalla biblioteca del principe Corsini, "è originario di un centro orientale dell'Ordine e precisamente lo seriptorium del maestro degli Ospitalieri di Acri, dove fu scritto prima del 1291". Il cod. della Walters Art Gallery di Baltimora (Ms. B di questa ediz.) "è stato probabilmente composto nel Nord della Francia nella regione di Arras-Douai sul finire del XIII secolo, forse per la mansio templare di Dourges". Il cod. già conservato nell' archivio dipartimentale della Cote-d'Or, a Dijon, trafugato nel 1985 (Ms. D di questa ediz.), proviene dalla Casa templare di Voulains del Gran Priorato di Champagne. Il cod. dell' archivio di Barcellona (Ms. Be di questa ediz.), opera di uno scriba occitano-catalano che tenne presente un manoscritto francese, è da identificare nella copia degli Statuti in possesso del Maestro templare di Aragona e Catalogna. Ognuno di questi codici fu, dunque, approntato per esigenze organizzative: in quattro casi per fornire alle Case un testo volgare degli Statuti gerarchici e dei Regolamenti conventuali; nel quinto per le necessità di un Maestro templare. Giovanni Amatuccio, in questa sua accuratissima indagine relativa al «corpus» normativo templare, la prima dopo l'edizione curata da Henri de Curzon nel 1886, ha ritenuto che le traduzioni in volgare dei retraits derivino tutte da un originale comune, il cui testo bisogna supporre che fosse stato definito in modo ufficiale dall'Ordine. Ecco perché egli ricostruisce lo «stemma codicum» e procede ad una collazione dei cinque testimoni, proponendo un testo ed una traduzione italiana che saranno per molti anni un punto di riferimento. Amatuccio riporta in Appendice il testo latino della Regola, utilizzando l'edizione critica pubblicata da Gustav Schniirer nel 1908, poiché non è ancora disponibile quella che Simonetta Cerrini ha annunciato, ma non ha ancora pubblicato. Nella stessa Appendice è edito anche un frammento di un Capitolo Generale dell'Ordine Templare tenutosi a <
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